Abbracci e autostoppisti…

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Sull’orlo del precipizio

E’ la volta di Cicogna. Non spiego come ci si arriva, ormai c’è Google maps, ma una volta giunti in paese c’è un sentiero che entra dritto nel bosco e da lì seguite le indicazioni per Pogallo. Il cartello indica circa 1.25 h, ma per me che mi fermo a fotografare ogni insetto e fiore sono due ore abbondanti. ^_^ Partiamo emozionati, perchè l’obbiettivo di oggi è abbracciare gli alberi. Non l’abbiamo mai fatto (tranne mio padre), quindi è assolutamente da provare. Mentre cammino accarezzo le felci, sono ovunque e in alcuni tratti costeggiano perfettamente il sentiero che prosegue sempre dolcemente, fino a fiancheggiare un enorme ruscello che scende in valle. Il rumore dell’acqua accompagna tutta la salita, è fantastico e tutto sembra meno faticoso. Ad un certo punto si cammina su dei sassi appoggiati su delle impalcature in metallo, completamente sospese su una parte di roccia liscia a picco sul fiume impetuoso e schiumoso. Respiro golate di natura e sto infinitamente bene. Tra i tornanti trovo un albero, sento che è il mio, quello che fa per me e lo abbraccio appoggiando il viso alla corteccia. E’ così che bisogna abbracciarli secondo me… sentendo con cuore e testa tutta la vita che emanano. Ad un certo punto si arriva a un ponte a “V” che costeggia una cascata  e si sale ancora un po’ mentre il sentiero si fa un po’ più stretto. Di colpo il percorso si apre in un’enorme piana verde, siamo arrivati. In lontananza ci sono piccole case, ancora abitate.

Ponte a "V"

Ponte a “V”

Ci avviciniamo ad una fontanella, mangiamo e fotografo piccoli insetti e soffioni. Cerco di fare pratica. Una casa vicino a noi ha un enorme glicine al suo esterno e poco più in là un’altra casa è circondata da fiori rossi e bianchi. Mi siedo… mi sdraio… e leggo un libro, intanto delle api mi volano intorno e si posano su di me, ma non le mando via, perchè dovrei??? Purtroppo giunge l’ora di tornare, quello che prima era discesa ora è salita e le gambe cominciano ad accusare stanchezza. Mentre scendiamo, ormai in auto, tra le strade strette e isolate di Cicogna un autostoppista ci fa cenno. Mio padre accosta, gli chiede la destinazione e lo carica. Proseguiamo in silenzio, in lieve imbarazzo, finchè dal nulla comincio a fargli domande, mi dice di essere svizzero e gli chiedo se è una specie di “Alexander Supertramp”, lui sembra capire di chi sto parlando e mi dice quasi a malincuore di no. Alloggia in un albergo a Verbania, è partito alle sei per fare un giro lunghissimo sulle montagne che lo hanno poi portato fino a Cicogna. Racconta di essere sposato con un’italiana, la quale si vergogna un po’ del suo paese, come biasimarla?!?!? Sembro un’ asociale senza speranza, ma dentro di me arde la voglia di conoscere persone nuove, ma quelle giuste e vere. Ovviamente perchè esse rimangano tali c’è bisogno di conoscerle solo per pochi istanti. Mi affascina  il background di ogni anima .Nei miei piccoli e miseri viaggi qualcuno ho conosciuto. Sì anche quei pochi minuti bastano per non dimenticarti mai più di quell’incontro. In partenza per Berlino, mentre ero in coda per i check-in ho conosciuto una donna che si recava in Germania solo per sistemarsi i denti, e per lei era normale il suo avanti e indietro dato che qua i dentisti fanno un pessimo lavoro e costano un occhio della testa. A Barcellona invece una donna mi ha gentilmente indicato la strada per placa de Catalunya, senza che io le chiedessi nulla, semplicemente mi aveva vista in difficoltà… e potrei raccontarne altre, ma non è tempo e nè il momento. So solo che tra le mie domande non ho fatto quella più importante e quell’autostoppista rimarrà sempre e solo un cittadino di Berna senza identità.

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2 pensieri su “Abbracci e autostoppisti…

  1. Ciao Vale,
    sei andata a Pogallo, risalendo l’omonimo torrente, su una stradicciola che ha una storia bizzarra. Peraltro il paese stesso di Pogallo è di suo originale, era infatti la segheria della Valgrande, un paese di boscaioli che sfruttavano la risorsa più abbondante della valle: il faggio. Tant’è che oggi, in Valgrande, è difficile imbattersi in faggi di taglia ragguardevole. Oddio, ci sono, ma tocca cercarli. La prossima volta, visto che stai in zona, valuta di trascorrere una notte nel rifugio degli alpini di Cicogna. Si trova ad un’ora di cammino dal paese, su una spalla della montagna: una balconata meravigliosa su tutta la bassa ossolana. Se ti va di approfondire c’è il bel romanzo di Pietro Pisano che parla della Valle e dei suoi abitanti (un’epopea tragica, violenta e splendida)

    ciao

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    • Il rifugio che dici tu dev’essere quello dell’Alpino. C’è stato mio papà il giorno dopo. Ho troppi libri da leggere… Ahahhaha tu di dove sei???

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